Page images
PDF
EPUB

ANNo VIII. FAsc. I.

RIVISTA ITALIANA

DI

SOCIOLOGIA

CONSIGLIO DIRETTIVO

A. Bosco G. CAVAGLIERI
G. SERGI – V. TANGoRRA – E. E. TEDESCHI

GENNAIO-FEBBRAIO 1904

G. SALVEMINI . . . . Le cause sociali della Rivoluzione Francese

G. BELocH . . . . . . La popolazione della Sicilia sotto il dominio spagnuolo
G. SALVADoRI . . . . L'idea del diritto e della giustizia nella filosofia dell'evo-
luzione

F. P. GARoFALo . . Intorno alle istituzioni sociali dei Celti

Rassegne analitiche :
G. SANTINI . . . . . Le origini delle parti politiche in un Comune italiano

Rassegna delle pubblicazioni: Sociologia generale, Storia e critica delle

dottrine sociali, Storia delle istituzioni sociali, Storia del-
l'incivilimento, Antropologia ed etnografia, Demografia,
Psicologia sociale, Economia sociale, Etica sociale, Scienza
giuridica, Scienza politica, Sociologia criminale, Movimento
sociale contemporaneo, Questioni sociali contemporanee,

Filosofia e scienza contemporanea (L'indice nell'interno della
copertina).

[merged small][ocr errors][merged small][merged small][merged small][merged small]

Abbon. annuo: I. 10 per l' Italia

Un fascicolo: L. 2 per l'Italia
Fr. 15 per l'estero

Fr. 3 per l'estero

Sommario della Rassegna delle pubblicazioni e delle Notizie

SOCIOLOGIA GENERALE - Riassunti di riviste: P. Mantour, « Storia e

sociologia >; G. Legrand, « L'apriorismo nella scienza sociale ».
Annunci di opere e di articoli di riviste .

. l'ag. 100 STORIA E CRITICA DELLE DOTTRINE SOCIALI - Riassunti di riviste:

P. Hensel, Carlyle e la filosofia della storia ». - Annunci di opere
e di articoli di riviste.

104 STORIA DELLE ISTITUZIONI SOCIALI Annunci di opere e di articoli di riviste,

107 STORIA DELL'INCIVILIMENTO - Riassunti di riviste : A. G. Keller, « La

questione dei rapporti fra popoli civili e razze inferiori H. Hantick,
« Le condizioni economiche della Boemia »; M. Dauberg, « ll Cile ».
Annunci di opere e di articoli di riviste

108 ANTROPOLOGIA ED ETNOGRAFIA. - Riassunti di riviste : G. Kraitshek, « La razza slava ». Annunci di opere e di articoli di riviste

114 DEMOGRAFIA - Riassunti di riviste: F. H. Giddings, « Questioni so

ciologiche rispetto alla popolazione »; S. R. Steinmetz, « La discen-
denza delle persone notabili »; W. B. Bailey, « Il suicidio negli
Stati Uniti. ». Annunci di opere e di articoli di riviste

116 ECONOMIA SOCIALE Riassunti di riviste : G. Blondel, « Trasformazioni economiche ». Annunci di opere e di articoli di riviste

125 PSICOLOGIA SOCIALE Riassunti di riviste: P. Clerget, « Psicologia

politica del popolo svizzero ». Annunci di opere e di articoli di
riviste

128 ETICA SOCIALE Annunci di opere e di articoli di riviste

130 SCIENZA GIURIDICA Annunci di opere e di articoli di riviste SCIENZA POLITICA - Recensioni: AlesSANDRO LEVI, Arrigo Cavaglieri, « Il diritto internazionale e alcune recenti concessioni di territori ». Annunci di opere e di articoli di riviste.

132 SOCIOLOGIA CRIMINALE - Rodolfo LASCHI, Augusto Bosco, « La delin

quenza nei vari Stati d'Europa ». Annunci di opere e di articoli

di riviste.
MOVIMENTO SOCIALE CONTEMPORANEO Riassunti di riviste: A,

Wronski, « Il socialismo in Polonia ». Annunci di opere e di ar-
ticoli di riviste

138 QUESTIONI SOCIALI CONTEMPORANEE - Riassunti di riviste: C. Toe

sca di Castellazzo, « La protezione legale degli operai e gli accordi
internazionali »; L. Caissotti di Chiusano, « Il problema delle abi-
tazioni popolari ». Annunci di opere e di articoli di riviste.

140 FILOSOFIA E SCIENZA CONTEMPORANEA - Recensioni: R. RESTA DE

ROBERTIS, L. Credaro, « La pedagogia di G. F. Herbart ». Annunci
di opere e di articoli di riviste

144 NOTIZIE: Scuola libera di scienze politiche di Parigi.

Università popolare di Milano

152

ivi

134

.

>>

.

[ocr errors][merged small][ocr errors]

La formidabile crisi rivoluzionaria, che sulla fine del secolo XVIII scompose e ricompose in una nuova forma di equilibrio la vita nazionale della Francia, fu l'ultimo termine di un lunghissimo e lentissimo sviluppo sociale, iniziatosi fin da quando, nel secolo XI, la onnipotenza economica e politica del clero e della nobiltà cominciò ad essere assalita da tutte le parti: nelle città, dalla borghesia associata in comuni politici e in corporazioni professionali, padrona della sempre crescente ricchezza del commercio e dell'industria, monopolizzatrice dell'esercizio lucroso e onorevole di quasi tutte le professioni liberali, anelante ad attribuirsi in quella società, in cui aumentava la sua potenza economica e morale, una parte sempre maggiore di influenza politica; nelle campagne, dai servi della gleba, stretti anche essi in comunità rurali, assillati dall'esempio delle franchigie cittadine, smaniosi di conquistarsi la proprietà della terra e la libertà delle persone; su tutta la superficie del paese, dai re, i quali di mano in mano che i plebei crebbero in ricchezza e in potenza, si allearono con essi, dettero alle loro associazioni la forza della legittimità, ottennero sussidi di uomini e di denaro, e iniziarono con questi aiuti una lotta pertinace e fortunata per domare i singoli feudatari, sopprimere i governi feudali autonomi, creare la unità politica ed amministrativa della Francia.

Quando in Francia scoppiò la Rivoluzione, il grande sistema feudale del medio evo, in cui il clero e la nobiltà possedevano quasi tutto il suolo del reame ed esercitavano ogni potere politico ed am

(!) Da un volume di prossima pubblicazione sulla Rivoluzione francese.

Rivista Italiana di Sociologia m

ministrativo, e il re fuori dei suoi scarsi domini diretti era un nobile come tutti gli altri privo di una stabile ed effettiva autorità, questo grande sistema sociale era ormai in ogni parte corroso e devastato e in preda a un profondo e indeprecabile dissolvimento. Dei 50 milioni di ettari, che costituivano la proprietà fondiaria francese, i 300 mila ecclesiastici circa, che formavano il primo stato del reame, non ne conservavano più che un quinto, ed anche questo mal distribuito, perchè raccolto nelle mani degli alti dignitari o appartenente ai ricchissimi conventi, capitoli, abazie, mentre il basso clero e specialmente i curati di campagna soffrivano la miseria più squallida. Un'altra quinta parte rimaneva a rappresentare il retaggio delle 25 o 30 mila famiglie nobili, che formavano il secondo stato del reame; e fra queste – come nel clero – all'infuori di una piccola minoranza, che assorbiva le massime proprietà e viveva sfarzosa a corte e nei grandi centri urbani, tutte le altre vegetavano nelle provincie, attaccate alle vecchie opinioni medioevali, refrattarie al lavoro – occupazione spregiata degl'ignobili – affaticate dai bisogni sempre maggiori della vita, digradanti da una relativa agiatezza nella massima povertà. Un'altra quinta parte delle terre apparteneva allo Stato e ai comuni. E il resto, cioè la metà delle terre private, era già passato nelle mani dei plebei; e su esso milioni di liberi coltivatori prolificavano, i quali dovevano poi durante la Rivoluzione completar bruscamente la secolare conquista, assaltando spezzando e appropriandosi a un tratto le terre possedute ancora dalle classi feudali; mentre a Bordeaux, a Marsiglia, a Nantes, a Lione, a Parigi, in tutte le grosse città, rigurgitanti di uomini e di lavoro, una borghesia audace e industriosa di appaltatori, commercianti, armatori di vascelli, costruttori di case, proprietari di miniere, di fonderie, di manifatture in seta, lana, cotone, azionisti di grandi compagnie bancarie, soci di case d'importazione ed esportazione, padroni di vasti domini coltivati da schiavi nelle colonie e di raffinerie nella madre patria, creditori dello Stato, banchieri e finanzieri, medici, ingegneri, avvocati e legisti, accumulava nei suoi forzieri tutta un'immensa ricchezza mobiliare, oscurava con lo splendore della propria potenza i blasoni della decrepita degenerante nobiltà, incombeva coi crediti e con le ipoteche su moltissime terre degli stessi ordini feudali, decimandone largamente i redditi a proprio vantaggio.

E questa – diciamo così – dilatazione economica del terzo stato si manifesta in maniera più intensa, quasi vertiginosa, specie nel quarantennio che precede e prepara la rivoluzione: le industrie prendono un immenso sviluppo; già si tentano in esse le applicazioni della fisica e appaiono i primi abbozzi delle macchine a vapore; ad ogni giorno che passa è una nuova fabbrica che si apre, e in attesa che il carbon fossile sopravvenga ad alimentare il moto, intere foreste cadono rasate al suolo in servizio delle nuove officine; il commercio d'importazione e d'esportazione appare nel 1787, di fronte al 1715, quadruplicato; l'agricoltura rifiorisce, si perfeziona, tenta nuove vie sorretta dalle neonate scienze chimiche: un editto del 1763 autorizza il disseccamento delle paludi ed esonera dall'imposta le terre bonificate; un altro editto del 1766 esenta per 15 anni dalla taglia le terre messe novellamente a cultura e in tre anni, sotto questa spinta, sono dissodati 400 mila arpenti; il sistema delle grandi affittanze con forti capitali si sostituisce in molti luoghi alle piccole mezzadrie depauperatrici del terreno; si rialzano in proporzioni rilevantissime i valori e i redditi delle terre. È una rigogliosa e crescente vegetazione di liberi lavori, che dopo essersi per sette secoli abbarbicata intorno agli annosi tronchi feudali, oggi è giunta a superarli, disputa ad essi l'aria e la luce, li aduggia con la invincibile e feconda baldanza della gioventù.

Alla espropriazione economica per opera del terzo stato aveva corrisposto la espropriazione politica per opera del re: questa, anzi, era stata più celere e più sistematica di quella; e mentre alla vigilia della Rivoluzione la nobiltà e il clero conservavano almeno la metà dei primitivi possedimenti fondiari, gli antichi poteri politici, invece, fin dal tempo di Luigi XIV, erano passati quasi per sempre nelle mani dei funzionari della monarchia. I quali in generale non provenivano nè dalla vecchia nobiltà nè dal clero, che appunto la politica secolare dei re mirava ad escludere dagli affari: erano, invece, d'ordinario uomini del terzo stato, per lo più legisti, senza tradizioni di famiglia, senza aderenze notevoli, che quando raggiungevano un grado elevato nella gerarchia burocratica il principe si degnava di nobilitare, ma ch'egli considerava sempre, e tali essi stessi si consideravano, come umili e passivi esecutori della regia volontà. Si era formata così una potente gerarchia di funzionari, che stringeva in una rete di

« PreviousContinue »