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spiegazione secondo cbo la virgola precede, o sieguo le parole ex facto: poiché nell' edizione vulgata siegue, nella fiorentina precede — È dunque gran prezzo dell'opera quello di formare prima la materiale giacitura della legge; e però convien ricorrere alle diverse edizioni, e le più accurate di ciascuna parte del diritto — Noi svolgeremo nella storia del diritto quanto concerne simili edizioni, ed indicheremo le più notevoli, o le più atte ad esser preferite.

Epperò, per la parte materiale abbiam prescello il testo delle principali edizioni; cosi abbiam prescelta per le Istituzioni l'edizione Ilaloandrina, falla in Norimberga nel 1329, da Gregorio Haloander; per le Pandette l'edizione Taurcllana, pubblicata in Firenze da Lelio, e Francesco Taurello (padre, e figlio) nel 1333 sul manoscritto di Pisa o Firenze, il più antico cho esista, e che si riporta al 7° secolo:per lo Codice, la slessa edizione Haloandrina; per le Novelle, l'edizione di Gebaur-Spangenberg; per l'Istituzioni di Cajo,le Sentenze di Paolo, i Frammenti di Ulpianó, l'edizione di Lipsia del 1737, e pei Frammenti Vaticani quella di Bruxelles del 1837.

In quanto alla parte scientifica egli è da definire dapprima,se il testo debba rimanere qual'è, o debba ricevere dello modificazioni, specialmente in ciò che riguarda lo particelle negative , che or si sono tolto, or aggiunto a volontà de' copisti; lo sigle, e lo abbreviazioni che spesso si ritrovano nel testi , sono state altrimenti inlerpelratc ed inteso: cosi ò avvenuto spessissimo, cho una particella si è tolta ad arbitrio, o si è ad arbitrio supplita. Or è opera del giureconsulto di fermare la vera lezione della legge, e però è necessario segnare, in via di osservazione a ciascuna legge, le varianti intorno alla stessa , e segnatamente tutto ciò che riguarda la particella negativa nonnec-vel-ncquc, o inopportunamente aggiunta, o arbitrariamente tolta; ed è pur manifesto, che siffatta variante della particella negativa dà alla legge una contraria intelligenza; dal si si va al ?io e viceversa.

Abbiamo in proposito consultalo la dolta opera intitolala « Sieg. Reich. Gauchii » Meditationes criticae de negationibus, pandectis florentinis, parlim recte vel male adjcclis aut deiractis vel •circumscriplis, partim ctiamnwm adjicicndis, aut tollendis, aut transferendis.

Fermata cosi la genuina lezione della legge, abbiamo stimato utile corredarla di note, e di quelle cho tengon luogo di principali, come lo note di Dionisio Gotofredo, e di Cristofaro Errico Frejesleben, altrimenti Ferramontano: lo primo comechò pecchino talvolta di soverchio laconismo , e non diano una larga spiegazione, sono però nella loro brevità, come un comento alla legge; o lo seconde si rendono pressoché necessario per lo richiamo ad altre leggi, o pej lo confronto tra loro. Ci avvalorano quindi per lo primo del Corpus Juris Givilis pubblicato in Amsterdam nel 1C63, o per questo del Corpus Juris Civilis Academicum. Stampato in Venezia nel 1782.

Lo studio delle leggi romane riuscirebbe altronde troppo sterile, se non fosse coadiuvato potentemente dal modo , onde conciliarle tra loro.—Nel Corpo del diritto occorre spesso una contraddizione di una legge con l'altra, contraddizione sia nello parole, sia nello spirito che le dirige; spesso la contraddizione non 6 reale ma apparente. Era ben difficile raccozzare da un' immensa serie di opere di 39 giureconsulti una collezione di responsi, fonderli nel Digesto, e non incorrere in antinomie — a Un

0 Corpo di dirillo, dice Bentham, deve assomis gliarsi ad un edificio lo cui parli debbono s corrispondere fra loro, e formare un insio

1 me: vi vuole 1' unità di principi! che regga t lo diverse parti di esso, onde non incorra m s contraddizione s. — Ciò non poteva aversi nelle svariale opere di quei giureconsulti che, nati in diversi tempi, professavano spesso diversi principii, e diversi sistemi.

L'opera dunque del giureconsulto ò quella di conciliare le leggi fra loro, quando lo si possa: o metterne in evidenza la reale contraddizione, Bo esista. — Il magistrato cho lo applica ai casi occorrenti, e ¥ uomo del foro che le invoca, non può ignorare che la legge la quale s'applica, e s'invoca, è contraddetta sia realmente, che apparentemente da altra legge; e però ha il debito avvertirne 1' antinomia di qualunque natura essa si sia. A che giova invocare, ed applicare una legge quando s'ignora che altra n'esiste, la quale la contraddice in un modo qualunque? È tollerabile neh' uomo del foro il vedere che invoca quella legge la quale sorregge la sua lesi: chè infine il foro è un campo di battaglia , in cui gli avvocati rispettivi usano della strategica che possa assicurar loro la vittoria; ma non è tollerabile, che il magistrato applichi ciecamente la legge che s'invoca, quando questa sia in opposizione con altra legge; nel qual caso 6 debito suo di determinare qualo delle duo leggi sia applicabile alla specie controversa, qualora e 1' una o V altra sleno in vigore. Nò basterebbe osservare cho la leggo invocala non ò stata smentita, o combattuta dalla parto avversa; perciocché in fatto di applicazione di leggo l'opera del magistrato ò Indipendente da quella degli avvocali: il deposito delle leggi è affidato al magistrato, ed egli solo devo conoscere qualo sia la legge da applicarsi al caso. — Gl'Imperatori Diocleziano e Massimiano cosi rescrivevano ad Onorato c Non dubitandum est, judicem, si quid a litigatoribus, vel ab his, qui ncgoliis adsistunt, minus fucrit dictum , id supplere, et proferre quod sciai legibus , et juri publico convenire — E tal rescritto costituisco una legge sotto al tit. XI: del lib. II: del Cod. — Vi quae desunt advocatis partium , judex suppleat — Non diciamo cosi perchè 1' uomo del foro non debba anch'egli versarsi intorno all'antinomia delle leggi, e ciò sotto il rapporto della scienza, e sotto quello ancora della difesa delle parli, per combatter la legge invocata dall'avversario, ed opporne altra che faccia al caso o che snervi la forza della prima ; ma diciamo ciò , perchè se 1' amor della difesa e la stra

tegica del foro permetto cho l'avvocato citi la legge che sostiene la sua tosi, il magistrato impassibile come la legge, e che non può, nò deve dividere le passioni delle parti, deve collocarsi nel centro della giustizia, ed applicare la vera legge atta a risolvere la quistione.

La conciliazione delle leggi ha richiamato Io cure d'insigni giureconsulti. Taluni se ne sono direttamente occupati, come Nicola de Passeribus nel suo libro Antinomiarum, pubblicato la prima volta in Colonia nel 1618 — Eyerardo Bronchorst nel libro « Antinomiarum ccnluriae YI, stampalo in Lione nel 1621.— Uberto Cifanio nell'opera—Anlinomiae juris feudalis , et civili» s pubblicala in Francfort nel 1606 — Dionisio Golofredo, nel libro intitolato Immo, hoc est Conciliano legum, pubblicato in Parigi nel 1821 —Giulio Pacio « Logum concilialarum ccnturiae XII, pubblicato in Lione nel 1629. — Altri poi no hanno trattato secondo l'opportunità nelle loro opere df diritto controverso; come Andrea Facbineo, ncll'opera Libri X controversiarum n pubblicato nel 1600 in Incoslald. —Antonio Merenda, nell'opera Controversiac juris, stampata in Francfort nel 1626. —Nicola Vigellio, nell'opera Methodus juris controversi. — Giovanni Wurmser nel libro ft'uclcus juris controversi » stampato in Tubinga nel 1643. — Samuele Coccejo, nell'opera Jus controversum, pubblicato in Francfort in tempo successivo in tro volumi, dal 1713, al 1719; ed altri ancora.

Oltre a tali scrittori, cho trattarono la materia di proposito, non mancano di occuparsi della conciliazione delle leggi,ove occorra.nelle loro opere immortali i sommi giureconsulti Cujacio, Fabro, Donello, Duareno, Polhier, etc.

Oltre a ciò stimiamo necessario occuparci delle Leggi abrogale come quelle che non formano più materia del Corpo del diritto nel senso di obbligarne alla osservanza.

Quando dunque sia il magistrato, sia l'uomo del foro ha sott'occhio la genuina lezione della legge; discusse e ponderate le varianti che

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la riguardano, le noie principali che o ne ri- J schiarano il tcslo, o ne rimandano ad altre leggi correlative , e sa conciliare le leggi fra loro, non che quale di esse sia siala abrogata, può allora dirsi che abbiano essi familiare la scienza delle leggi, conoscendone lo spirilo, la esenzione, ed i rapporti, e sappiano cosi ed invocarle, ed applicarle ne'casi controversi.

Il magistrato , e Y uomo del foro tutto che animati, l'uno da prepotcnle amor di giustizia, e l'altro da immenso desiderio di giovare alla causa, non sempre trovano a disporre di un tempo necessario, perchè consultino le migliori opere dirette sia a stabilire la vera lezione della legge, sia a fermarne la ragion movente, e sia a conciliarle tra loro. Si aggiunga a ciò che non sempre si possono aver pronte le opero a consultarsi. E però ubbiam creduto sempre opera utile quella di raccogliere sotto ciascuna legge, quanto può corrispondere all'uopo. Si dura fatica nel raccogliere, disporro i materiali e riordinarli, ma pure si riesce.

Al Corpo del diritto, cosi detto, faranno seguito le Istituzioni di Cajo; i Frammenti delle leggi delle XII tavole; le Sentenze di Paolo, le Regole di Ulpiano; I Frammenti cosi detti Vaticani , ed i Frammenti di ogni altra legge che ne han trasmesso gli scrittori. — Così il gran quadro della Legislazione Romana riesce compiuto.

Del resto non pare ancora che l'opera, cosi compilata, riesca molto utile -veramente, se non sia tutta voltala in italiano.

E qui sappiamo quanta preoccupazione contro al nostro divisamento alligni presso taluni, specialmente dell'antica scuola, e dell'età passata. Credono costoro, che sia sacrilegio , e temerità voltare in italiano il testo delle leggi, c le note che lo corredano. La lingua del Lazio, essi dicono, c la lingua de'dotti, lingua necessaria al giurecoHsuIlo; e tanlo più a venerarsi , in quanto che comincia ora a mancarne il cullo. Noi non intendiamo qui combattere la opinione di costoro; diciamo solo, che

non intendiamo affatto sostituire al lesto originale Ialino la versione italiana ; che in tal caso non potrebbe più allegarsi Y autorità del testo, quando si lascerebbe sparire, sostituendovi la versione; ma intendiamo solo, pubblicando il lesto nella sua originalità , slampare a fronte la versione italiana, e ciò nel fine di rendere più ovvio e più spedilo lo studio delle leggi. Egli è vero che i giureconsulti debbono oonosccrc, ed intendere la lingua originale onde furono scritte le leggi, ed attingere alla loro sorgente; ma è vero pure che una versione italiana contribuisce moltissimo alla cognizione -delle leggi. La lingua che abitualmente si parla, ò intesa altrimenti di quella che non la si parla più; ed altra attenzione si pone ad intendere la legge nel suo linguaggio natio , che in quello onde usiamo nelle svariale condizioni della vita; nò si creda che la lingua delle leggi c specialmente quella usala nel Digesto sia una lingua ordinaria Ialina: dessa ha un tal quale tecnicismo che non ò familiare a tulli. Il Duchcr ha scritto un'opera sull'oggetto : De latinitate vetenim jurisconsultorum. Or noi a generalizzare, per quanto si può, lo studio delle leggi, ed a renderne più facile la intelligenza, abbiam creduto di collocare a fronte del lesto la versione italiana.

La versione e del lesto e delle note sarà nostra o che s'incontri o che no con le versioni che hanno potuto farsi finora.

Il tradurre Y una lingua in un' altra non è opera di lieve momento, nò occorre la sola conoscenza delle due lingue; ma egli ò mestieri al dir del Chiarissimo Antonio Cesari, il Yarrone della lingua italiana; che chi volta di una lingua in un' altra, renda, e conservi intera la sentenza, e quasi l'atteggiamento dell'autor suo, in tutto, dalla lingua in fuori, nella quat lo trasporta. {Prefazione alla versione di Terenzio ).

Il traduttore deve investirsi dello spirilo di colui che traduce, e però la versione delle leggi deve conservare in tulio e per tulio la purezza ed originalità del leslo, il quale, messo a fronte della versione, serve come di paragone , e di confronto, per definire se dessa esprime a rigore le sue parole , il suo significato.

Slimiamo che a conseguir lo scopo che ci siam proposti sia cosa utilissima il premettere al Corpo del diritto la Cronologia delle Leggi di Roma ; e ciò nel fine che lo studioso del diritto non ignori tulle le leggi pubblicate presso i romani, sotto le varie forme di governo, le nozioni delle quali sono giunlc fino a noi.

Nel trattar questa parte del nostro lavoro noi non intendiamo nò attingere ai principii generali della scienza , nò scendere a dettagli sia di storia, che di erudizione: intendiamo solo mentovar le leggi, l'epoca in cui furono pubblicate, e l'occasione che ne consigliò la pubblicazione. Intorno alla storia del diritto romano abbiamo innumerevoli opere, poche delle quali possiamo dire convergenti al nostro scopo. Per la rctla esecuzione di tal parte di lavoro non abbiamo omesso nessun mezzo onde conseguire il nostro divisamento. Per l'epoca e per l'obbicllo della legge siamo ricorsi agli storici che ne hanno fallo menzione. Così si avrà un quadro delle leggi pubblicate in Roma e sotto i Re, e sotto i Consoli, e sotto gì' Imperatori. Cosi dallo svolgimento delle leggi si arguisce quale sia stato presso i romani il progresso del diritto. Alla età della legge corrispondente alla fondazione di Roma abbiam contrapposto l'età dell'era cristiana, perche possa notarsi quanti anni sono decorsi fino ad ora dalla pubblicazione della legge. Ove lo abbiamo slimalo opportuno, abbiamo notalo altresì lo storico che ne fa menzione.

A rendere viepiù perfetta 1' opera , egli ò necessario , non che ulile , che la si corredi di molti indici, quanti stimiamo esser necessarii per rendere più agevole lo scopo cui miriamo. Tali indici ne pare che possano ridursi a sette, che saran tulli raccolti in un sol volume e che servono come di manuale pel ma

gistrato e per l'uomo del foro. Discorriamo partitamele di essi.

Il primo indice sarà cronologico delle leggi, dei scnalo-consulli, e dei plebisciti; e sarà notato sotto ciascuna di esse il tempo della pubblicazione, la causa, l'obietto, e gli scrittori che ne Indiarono. La cronologia delle leggi è necessaria per conoscere il progresso della scienza , e lo stato de' bisogni del popolo cui si riferiscono, da che le leggi non sono , che rimedii di mali sociali; ed a misura che crescono in numero, indicano che il corpo sociale è guasto K Rcjnthlica corrupta plurimac leges -i scriveva il più profondo storico che abbia esistito.

Sarebbe però ben poca cosa conoscere la cronologia delle leggi, se non se ne conoscesse ancora l'obietto: le leggi ordinariamente traggono la loro origine da un avvenimento, che avverte i governanti del bisogno di esse. Rare volle sono emanate per ispirilo.di antiveggenza, lo che dovrebbe avvenir sempre, da che la principale missione de' governi sta nel prevenire gli avvenimenti, e non lasciarsi sorprendere dagli stessi.

Conosciuta la causa che diede luogo alla legge, e l'obietto cui mira, egli ò facile conoscerne la intelligenza e la cslensionc; e però la storia è la fiaccola della legge. Quando il giureconsulto sa in quali condizioni di cose fu emanata la legge, già si ò penetrato pienamente dello spirilo che la informa.

Sarà pregio dell'opera mentovare anche gli scrittori che ne trattarono.Se mai occorre conoscere più dappresso quanto concerne una legge sia nella parte slorica sia nella razionale, è necessario conoscere l'opera che ne tratti, cui j ossa ricorrersi nella circostanza. Così p. e. scrissero de' comenli su la legge Aquilia Francesco Balduino; su la legge Cincia Federico Brummcro; su la legge Falcidia lo stesso Balduino; su la legge Pelilia Giovanni Wendelin; su la legge \cllcja Lelio laureilo; su la legge Clodia Scipione Gentile ec.ee. senza conoscersi le opere di tali giureconsulti su delle peculiari leggi, sarà ben difllcilo il poterò attingerò altronde tutto ciò che no bisogna.

Il secondo indice sarà alfabetico delle leggi. Qui per leggi non intendiamo già i frammenti dei giureconsulti che chiamiamo impropriamente leggi, sol perchè n'è slata ad essi attribuita l'aulorilA e la forza. Ma per leggi intendiamo quelle propriamente che son tali; come le leggi Attilia, Aquilia, Clodia, Cincia, Rìwdia, Yoconia, ce. ec.

Il terzo indice sarà alfabetico delle iniziali delle leggi, o che sicno veramente tali, o che si riferiscano ai responsi contenuti nel Digesto.

Avviene spessissimo cho le leggi si trovino citate con le parole iniziali, specialmente negli antichi scrittori. Senza il soccorso dell'indice alfabetico egli è non che difficile , impossibile il ritrovarle nel vasto oceano delle leggi: cosi leggiamo spesso, vedi la L.AUlicinus; la L. Cum a maire; la L. Theopompus ce. ec.

Il quarlo indice sarà cronologico dc'giurcconsulti romani, notandosi la biografia di ciascuno di essi, e le opere che composero. Egli è un difetto notevole quello di non conoscere i nomi dei giureconsulti romani, i frammenti dei quali si veggono riportati nel Corpo del diritto, e segnatamente nel Digcsto;e tanto più notevole ò il difello, quanto meno se ne conosce la vita, e se ne conoscono le opere che han composto, almeno quelle giunte fino a noi. Non vi ha miglior modo per intendere un autore, che quello di saperne la vita , cioè il tempo , ed il luogo in cui nacque , i suoi studii, le sue tendenze e quanto altro può riferirsi all' opera sua. Ciascun secolo ha i suoi pregiudizii,le sue tcndenze;ciascun autore ha i suoi sistemi, i suoi principii. Ad intendere l'autore, ed a coglierne il significalo conducono potentemente codeste nozioni,quelle cioè di tutte le circostanze,e di lempo,e di luogo.c di governo,e di religione e di costumi,e di principii che esercitarono sopra di lui la loro influenza—

Tanto più ciò è a ritenersi, trattandosi dc'giureconsulli romani, che addetti, come i greci,agli studii della Filosofia, professavano i principii di

quella setta filosofica cui meglio si sentivano Inchinali; ed è risaputo che le principali sette filosofiche che fiorirono in Roma furono la Stoica, l'Accademica, l'Epicurea, la Peripalelica, la Platonica, c la Cinica.

Or perchè s'intendano meglio i responsi dei giureconsulti, egli è necessario conoscere qual fosse slata la setta filosofica,cui erano addetti, e quali i principii della setta medesima. E però utile opera è stala quella di versarsi intorno a tali selle filosofiche, come fecero Cristiano Boclholen a De diversis familiis jurisconsultorum » Giuslo Enningio Boemero, Giovanni Samuele Evingio, ed Everardo Ottone <i De philosophia jurisconsultorum stoica i). Il conoscere poi le opcrc, che composero i giureconsulti, è ulil cosa nel senso che luna opera trac luco dall'altra.

/{ quinto indice alfabetico sarà delle materie contemplale nel Corpo del diritto,e degli scrittori che ne trattarono, annoverandosi tra gli scrittori sul diritto romano anche i Nostri sia al di qua, che al di là del Faro, che furono ben. molli o chiari.

È questo un indico d'immensa utilità. Coloro che hanno in preferenza ben meritato della scienza del diritto, hanno a ritenersi quelli,che si sono versali nel trattare le materie speciali. Sono essi che ne hanno svolto i principii, gli hanno coordinati fra loro, e ne hanno trailo poi le opportune conseguenze. Hanno essi consultalo lo opere già scritte sulla materia , e le hanno migliorate sia per la forma, sia per la sostanza. Il magistrato,e l'uomo del foro, come potranno approfondir la materia senza conoscere gli autori, che ne trattarono ex professo? Ecco la sentila necessità di conoscerne gli scrittori, o segnatamente quelli, che hanno una giusta rinomanza. Or avviene spessissimo che si conosca il nome dell'autore,ma s'ignorano le opere che compose: di qui il bisogno di un indice, che accenni alle materie di diritto onde,riscontrata questa, si conosca subilo l'autore, che ne ha trattalo. Cosi se una quistionc si presenti relativa ad una cessione di diritto, ad un diritto di prelazione, ad un

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