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denti cioè ai rami di unaopiù stirpi, èforza che la divisione si faccia per stirpi.

Si avverte bene che il testo ogni volta che parla qui de'nipoti , bisnipoti , etc. chiamati come eredi alla divisione per stirpi, aggiunge sempre , che discendono da tot figliuolo maschio: ex altero filio; ex v.epote; ex duobus filiis. Infatti noi sappiamo che le figliuole le quali si trovano nella famiglia sono veramente eredi suoi, ma i loro figliuoli non sono eredi suoi , perchè non entrano nella famiglia malerna.

T1I. Cam avtem quaeritur an quis suus here» txistere pottit, to tempore quaerendum eit quo orM est aliquem line testamento decestisse , <?tcd aecidit et destituto testamento. Bac ratione j> filius exheredatus fuerit, et extraneus heres iiufirufui ; et /ilio mortuo , postea certuni fuerit heredea inslilutum ex testamento non peri heredern, aut quia voluit esse heres, aut quia non potuti, ntpos avo suo heres exittet ; quia, quo tempore ctrtum est intestatum decessisse patrem faniliat, solus invenilur nepos: et hoc certum est.

1. Il tempo io cai si ricerca se alcuno può essere erede suo, e quello nel quale si abbia per certo che qualcuno sia morto senza testamento, il che comprende anebe il caso che il testamento sia rimasta abbandonato. Per questa ragione se il figlinolo sari stato diseredato , ed un estraneo istituito erede ; ed essendo morto il figliuolo, si abbia per certo che P erede istituito nel testamento, Mo sia più erede, o perchè non abbia voluto , o perchè non abbia potuto ; il nipote sarà erede suo all'aiolo : dappoiché in quel tempo nel quale si rende certo che il padre di famiglia morì intestato si trova solo il nipote. E questo non può rivocarsi

10 dubbio.

Questa è l'applicazione del principio generale, che qui sopra abbiam fermato (pag. 1), relativamente al tempo nel quale deve riguardarsi la capacita ed il grado degli eredi ab iniettato. Nell'esempio arrecato dal testo il nipote non era il più prossimo eredealgiorno della morte,poiché in quel tempo era preceduto da suo padre; ma siccome la successione ab intettato si è aperta dopo quel tempo,quando

11 testamento che vi era è divenuto inutile perla mancanza dell'istituito, ed in questo tempo il nipote per la morte di suo padre si trova nel primo grado, egli è l! erede suo.

Vili. Et lieet post mortem avi natut sii tamen «co vivn conceptus, mortuo patre ejus; posteaque deserto avi testamento suus heres efficitur. Piane ti et conceptus, et natus fuerit post mortem avi, mortuo,patre suo, desertoque postea avi testamento tuus heres avo non existet, quia nullo jure cojMtionis patrem sui patris teligit. Sic nec ille

Obtolan Voi. II.

est Inter liberos avi,gv«m /tliusemancipatut adnp-
taverat. Hi autem cum non sint quantum ad he-
reditatem liberi, neque honorum possessionem pe-
tere possimi, quasi proximi cognati.
Uaec de suis heredibus.

8. E quantunque egli sia nato dopo la morta
dell' avolo, se fu concepito vivendo I' avolo, mor-
to suo padre, e repudiato il testamento dell'avolo,
diviene erede suo. Ma se sari conceputo , e nato
dopo la morte dell'avolo, morto suo padre, ed ab-
bandonato il testamento dell' avolo, non sari suo
erede di quest'ultimo, perchè non ha sorta alcuna
di cognazione col padre di suo padre. Così non è
eonnumerato tra i discendenti dell' avolo colui
che fu adottalo dal figliuolo emancipato. Costoro
nou essendo suoi discendenti quanto all'erediia,
non possono neppure addomandare il possesso dei
beni come cognati prossimi.
E questo si dice degli eredi suoi.

Qui si scorge il principio innanzi esposto ( pag. 2 ), che per avere de' diritti io, una eredità è necessario essere stato almeno conceputo innanzi la morte del de- • funto.

Sic nec ille est inter liberos avi. Qui si fa una specie di comparazione. Egli è evidente che l'adozione fatta dal figliuolo emancipato dopo la sua emancipa /.ione non crea veruna sorta di legame di filiazione rispetto al padre emancipante; siccome il figliuolo emancipato è uscito dalla famiglia di suo padre , i figliuoli che egli posteriormente adotterà , sono estranei al padre e naturalmente, e civilmente.

Neque bonbrum possessionem. Cosi i membri della famiglia non nati nè conceputi per ancora al giorno della morte del defunto non hanno sulla sua successione ab intestato alcuna specie di diritto nè civile, nè pretorio.

Haec de suis heredibus. Qui finisce 1' enumerazione degli eredi suoi, e delle regole che li riguardano secondo la legge delle XII. Tavole. In questo sistema noti si ha alcun riguardo al legame naturale del sangue, ma solamente al legame civile risultante dalla potestà paterna. I discendenti del defunto, che non erano sotto la sua potestà al giorno della sua morte non hanno alcun diritto sulla sua successione ah intestalo. Da ciò si han tre classi di discendenti : 1° gli emancipati; 2* quelli dati in adozione •, a" quelli che discendono per via di donne. 1 temperamenti che di poi furono successivamente arrecati al rigore del diritto civile, furono introdotti per soccorrere queste tre sorte di discendenti: in modo che tutti questi discendenti benché si trovassero fuori della famiglia e della potestà paler

2

eredi sani (I). Similmente i discendenti

ria, progressivamente fossero chiamati, secondo il lorogrado di filiazione,alla successione ab intestato del loro ascendente in concorso coi veri eredi suoi , e senza che essi fossero tali.

li diritto pretorio fu il primo a cominciar questa riforma pei figliuoli emancipati, e per quelli dati in adozione.

Discendenti chiamati al grado degli tredi suoi dal diritto pretorio.

IX. Emancipati autem liberi, jvre civili nihil juris habent : ncque enim sui heredet sunt qui ti in potestate parentit esse desierunt, negus ulta alio jure per legem XII. Tabularum vocantur. Sed praetor,naturali aequilate motus, dat eis honorum possessiooem C-.vbe Ubeki, perinde ac si in palettate parenlis tempore morlis fuissent : sive soli sinC, sive cum suis heredibus concurrant. Itaque duobus liberis extantibus, emancipato, qui et tempore morlis inpolestate fuerit, sane quidemisqui in polestate fuerit solusjure civili heres est, id est solus suus heres. Sed, cum emancipatus beneficio praetoris in partem admitlitur, evenit, ut suus heres prò parte heres Gat.

». / discendenti emancipati, per diritto civile non hanno alcun diritto ; cessano di essere eredi suoi, non essendo più sottoposti al padre , e non son chiamati per alcun' altra ragione dalla legge delle XII. Tavole. Ma il pretore mosso dall' equità natnrale dì loro il possesso dei beni Unde Libe*/,non altrimenti che se fossero stali in potestà del padre nel tempo della sua morte, o che siano soli, o che concorrano con gli eredi suoi. Laonde essendovi due figliuoli P uno emancipato, e I' altro che fa in potestà , costui sarà solo- erede per diritto civile, cioè solo erede suo. Ma, essendo l'emancipalo ammesso in parte per beneficio del pretore, avviene che V erede suo diventa erede per parte.

dot figliuolo emancipato già noti prima dfilIVmancipazionc, e che per conseguenza eran restali sotto la poiestà dell'avolo, e non han seguito quella del padre loro, son pure chiamali dal pretore Ira gli eredi suoi del padre (2). In fine la decisione del pretore applicavasi in generale a tutti i casi, in cui i figliuoli , e disr endenti si trovavano per qualunque cagione fuori la potestà paterna del loro padre, o di ogni altro ascendente(5). Costoro a cagione de! siilo legame naturale erano chiamati nel loro grado alla successione ab iniettato in Concorso con gli eredi suoi, purché però avessero il godimento de'diritti di cittadinanza. Così se la potestà paterna sia stata sciolta per la deportazione , o per la schiavitù della pena, e più tardi vi sia stata restituita , benché la potestà paterna nonsi trovi ristabilita per siffatta restituzione, pure i figliuoli saran chiamati all'eredità pre.ioi ia del loro ascendente (4). Il loro caso del discioglimento della potestà paterna per via di adozione era governato da regole particolari, che nel seguente paragrafo spiegheremo.

Possetsinnem unde liberi. Cosi, fermiamo bene che il pretore chiamando questi discendenti in concorso con gli eredi suoi, non li rende eredi suoi ; esso non li

Noi abbiamo già spiegato (V. I. p. 3G5) come il pretore avendo riguardo al legame naturale , chiamò all' eredità ab intestato in concorso con gli eredi suoi i discendenti emancipati, donde nasceva pel padre emancipante che facesse testamento, l'obbligazione di diseredarli. Qui non ci rimane che ad esporre alcune particolarità.

Emancipati autem liberi. Questo si applica non pure ai discendenti che sono sta ti personal mente emancipai i, ma eziandio'alla loro posterità. Cosi i discendenti che il figliuolo emancipato ha avuto dopo la sua emancipazione, in caso di premorienza del padre loro son nel luogo di Ini « hiamati dal pretore alla successione dell'avolo emancipante , in concorso con gli

chiama altrimenti che per un possesso di beni. Noi più innanzi esporremo particolarmente tutto quello che riguarda i possessi de'beni ed in ispezialtà quello che è detto unde liberi: per ora basterà quel che neabbiam detto (V. 1. pag. 365).

Solus suus hi'res. Sed evenit ut prò parte heres fiat. Cioè in quanto al diritto ed al titolo , i discendenti posti sotto la potestà del defunto sono i soli eredi suoi; ma in quanto al fatto ed al possesso, per effetto del concorso degli altri discendenti non raccolgono che una parte dell' eredità.

X. Ai hi qui emancipati a parente in adoptionem se dederunt, non admittuniur ad bona naturalis patris quasi liberi : si modo cum is moreretur in adoptiva familia fuerint. Pfam vivo eo emancipati ab adoptivo patre perinde admittuntur ad bona naturalis patris ac si emancipati ab ipso essent, nec unquam in adoptiva familia fuissent. Et convenienier quod ad adoptivum patrem pertinet, extraneorum loco esse incipiunt. Post mortem vero naluralis patris emancipati ab adoptivo, et quantum ad liunc aeque extraneorum loco /iurtl; et quantum ad naturalis parenlis bona

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pertùnt, nihilo magi* liberorum gradum nancitcunlur. Quoti ideo ticplacuit, quia imquum eroi ni€ m potutati patns adoptivi, ad quo* bona naturalo patri* pertinerenl, utrum ad libero* ejat an ad agnato*.

IO. Ma coloro t quali emancipati dal padre si ietterò in (irrogazione , non Sodo ammessi Come discendenti alia successiona de'beni del padre naturale, se nel tempo eh' egli morì furono nella famiglia adottiva. Poiché se vivendo lui furono emancipali dal padre adottivo, sono ammessi a'bcni del padre naturale non altrimenti che se, emancipati da lai, mai non fossero stati adottati; ed in quanto al padre adottivo essi cominciano a divenirgli estranei. Ma se furono emancipati dal padre adottivo dopo la morte del padre naturale giustamente sono in luogo di estranei verso il primo: né per questo acquistano il grado di discendenti relativamente ai beui dell' altro. Cosi è piaciuto, perchè era cosa iniqua che fosse in potestà del padre adottivo il determinare a chi appartenessero ibeni del padre naturale o«'figliuoli, ovvero agli agnati.

Questo paragrafo trovasi già in parte spiegato da ciò che precedentemente sopra questo medesimo soggetto abbiam d. tto (Voi. I, pag. 364).

Qui emancipali a parente in adnptionem se federimi. Il testo qui fa parola solamente eie. figliuoli emancipati, i quali dopo l'emancipazione si fosser datida se medesimi in arrogazione ad un terzo; ma noi sappiamo da un passo precedentemente indicato (p. citat. ) che avveniva precisamente il medesimo pei fìgliuolidati direttamente dal loro padre in adozione ad un terzo. Adunque le disposizioni dei paragrafo si applicano ed a figliuoli dati in adoziooe dal loro padre, ed a'tigliuoli dal loro padre emancipati, e che da se medetimi si son dati in arrogazione.

Si dee por mente che colali figliuoli in questi due casi differiscono da' figliuoli semplicemente emancipati in ciò , che quelli non solamente sono usciti dalla potestà, e dalla famiglia del padre loro, ma di più sono entrali sotto la potestà, e nella famiglia d' un terzo, sulla successione del quale hanno acquistato de'diritti di eredi suoi in compenso di quelli che nella loro famiglia naturale Man perduti. Siffatta differenza di situazione in ciò che li riguarda ha cagionato la differenza delle disposizioni del diritto pretorio relativamente ad essi.

Ciò posto osserviamo, che il testo ha cura di determinare i diritti di successione che essi possono avere e nella famiglia del padre naturale, ed in quella del padre adottivo. A questo riguardo il testo suppone tre casi: 1. che si trovino ancora

nella famiglia del padre adottivo; 9. che ne sieno usciti per emancipazione, vivenpoancora il loro padre naturale; 3. che ne sieno usciti per emancipazione dopo la di costui morte.

Nel primo caso , se essi han perduto i loro diritti di successione in una famiglia li hanno acquistati in un'altra: essi sono eredi suoi del padre adottivo, e per conseguenza il pretore non dà loro alcun diritto di possesso sull'eredità del padre naturale.

Nel s cendo caso , usciti dalla famigli» adottiva non vi conservano più alcuna specie di diritto, perciocché essi vi erano uniti per un legame solamente civile , e questo legame è disciolto. Acciò dunque non si trovino privi di ogni eredità , da questo punto il pretore rende loro il privilegio de'legami del sangue riguardo al loro padre naturale che ancora è in vita, e cosi alla morte di costui saranno chiamati all' eredità pel possesso unde liberi, in concorso con gli eredi suoi.

Nel trrto eo*o, la loro uscita della faglia adottiva li lascia sen/a alcun diritto di eredità in questa famiglia, e nondimeno il pretore non ne dà loro alcuno su>l1' eredità del padre naturale ; in fatti es-, sendo questi già morto precedentemente, l'emancipazione posteriore del padre adottivo, Ih quale secondo il diritto pretorio dovea farli rientrare nell'eredità del padre naturale, giunge troppo lardi; essi per questo riguardo sono in certa guisa somiglianti a que'discendenti, che fosser conceputi e nati dopo la morie del defunto , i quali non hanno alcun diritto nella successione di questo defunto. I> altra parte il testo ne dà anche un'altra ragione, ed è che non debb' essere in potestà del padre adottivo di mutar l'ordine della successione del padre naturale, emancipandoli troppo tardi, quando egli è già trapassato. E questo è un caso, in cui secondo il diritto pretorio poteva intervenire che i figliuoli adottivi si trovassero privi di ogni eredità paterna, così di quella del padre naturale come di quella del padre adottivo. A siffatto inconveniente Giustiniano ha voluto por riparo, trattando dell'azione ( voi. 1. pagina 159).

XI. Minus ergo jvris habent adoptivi , quam naturale* : namque naturale* emancipati, beneficio praetorit gradum liberorum retinent , licei jure civili perdoni : adoptivi vero emancipati, et jure civili perdunt gradum liberorum , et a prae» ior« non adjuvantur : et recte. Naturalia enim jura eivilii ratio perimere non potett , nec quia dttinunt sui heredes esse , dentiere potsunt filii,
/itiaeve, aut nepotet,nej>lesve esse. Àdoptivi vero
emancipati extraneorum loco incipiunt esse, quia
jus, nomenque filii, filiaeve,quod per adoptionem
conseculi sunt, alia civili radane, id est emanci-
pati ne perdunt.

11. Adunque i figlinoli adottivi hanno meno di-
ritto che i naturali: mentre i naturali emancipati
ritengono per beneficio del pretore il grado di di-
scendenti, quantunque per ragion civile lo perda-
no. Ma gli adottivi emancipati e per ragion civile
perdono il grado di discendenti, e dal pretore non
sooo ammessi: e con ragione. Dappoiché la ragion
civile non può spegnere le ragioni naturali, e per-
chè i discendenti naturali cessino d' essere eredi
suoi, non per questo posson cessare d' esser fi-
gliuoli, o figliuole, o nipoti. Ma gli adottivi eman-
cipati cominciano ad essere in luogo di estranei,
perchè essi perdono per un' altra ragione civile ,
cioè per l'emancipazione quel diritto e quel nome
di figliuolo, o di figliuola, che per l'adozione avea-
no acquistato.

XII. Eademhaec observantur et in ea honorum
possessione, quam coulra tabulas testamenti pa-
renti* liberis praeteritis , id est neque heredibus
institulis, neque, ut oportet , exheredalis praetor
pollicetur. Num eos quidem , qui in potestate pa-
renti», mortis tempore fuerint, et emancipato* va-
cai praetor ad eam honorum possessionem; eoi
vero qui in adoptiva familia fuerint per hoc (em-
pus, quo naturalis parens morerelur repellit. I-
tem adoplivos libero* emancipato* ab adoptivo
patre, licut ab infettalo , ila longe minut contra
tabulas testamenti ad bona ejus non admittit;
quia detinunt numero liberorum eite.

tt. Le stesse norme si osservano per quel pos-
sesso di beni che il pretore promette contro le ta-
vole del testamento, a' discendenti omessi, vale a
dire che non sono stati istituiti eredi, oè regolar-
mente diseredati. Imperocché il pretore chiama
al medesimo possesso di beni coloro che saranno
stati in potestà nel tempo della morte, e gli eman-
cipati ; ma repelle que' che nel tempo che si mori
il padre naturale, furono nella famiglia adottiva.
Similmente siccome non ammette alla successione
ab iniettato dell' adottante i discendenti adottivi
emancipati dal loro padre adottante, cosi molto
meno li ammette a'di cosini beni contra le tavole
del testamento, perciocché cessano d'esser nel nu-
mero de' suoi discendenti.

Contra tabulos.Da che i figliuoli eman-
cipati o dati in adozione, ne' diversi casi,
che qui sopra abbiamo indicati, erano
dal Pretore chiamali all'eredità paterna
in concorso con gli eredi suoi, risultava
l'obbligazione del padre che faceva il te-
stamento, di escluderli espressamente
dall' eredità, o in altri termini,, di disere-
darli su non li volea per eredi. In caso
d'omissione, il testamento, secondo il di-
ritto civile non era nullo, ma il pretore
dava a'distendenti trasandati la posses-

sione de'beni contra tabulas. Tutto que-
sto è una ripetizione di ciò che abbiamo
già innanzi spiegato ( voi. i. pag. 363 •
seguenti ).

XIII. Admonendi lamen tumus eoi qui in a-

doptiva familia tunt, qui post mortem natura
parentis ab adoptivo patre emancipati fuerint ,
intettato parente naturali mortuo , licet ea parte
edicli, qua liberi ad honorum possessionem oo-
cantur, non admUlanlur, alia (amen parla t>o-
cari, id est qua cognati defuncti vocantur.
qua parte ila admittantur , si neque tui heredes
liberi, neque emancipali obstent, neque agnatut
quidem ullut interveniat. Ante enim praetor li-
bero* vocat tam suoi heredes, quam emancipato»,
deinde legilimot heredes , deinde proximot co-
gnato*.

1S. Nondimeno è da avvertire, che coloro i
quali sono adottali, • dopo la morte del padre
naturale saranno stati emancipati dal padre adot-
tivo, essendo morto il padre naturale senza testa-
mento, quantunque non siano ammessi per quella
parte dell' edillo , per la quale i discendenti som
chiamati al possesso de' beni, essi nondimeno so-
no da un' altra parte chiamati; cioè quella eba
chiama i cognati del morto. Per la qual parte So-
Do ammessi, purché né discendenti suoi eredi, uè
emancipati facciano ostacolo e niun agnato vi in-
tervenga. Dappoiché il pretore chiama innanzi i
discendenti tanto eredi suoi, quanto emancipati,di
poi gli eredi legittimi, e nel terzo luogo i cognati
più vicini di grado.

Questo paragrafo per verità non appar-
tiene all'ordine di eredità del quale qu!
trattiamo-.esso è un avvertimento anti-
cipa lo ^admonendi tamensumus. L' ordina
de'cognati nell'eredità era un terzo ordw
dine, che il pretore chiamava in mancan-
za de'due primi, cioè dopo gli eredi suoi,
e gli agnati. Noi vedremo che tutti i pa-
renti per vincolo di sangue eran chia-
mati in questo terzo ordine, senza alcun
riguardo ai legami civili di famiglia, per
conseguenza i figliuoli, e discendenti non
ammessi tra gli eredi suoi si trovavano in
questo terzo ordine innanzi a tutt i co-
gnati. Ma questo era un ordine sussidia-
rio, perciocché non si veniva ad esso.
se non dopo i due ordini precedenti di
eredi.

Discendenti chiamati ni grado di eredi
aaoi dalle Imperlali costituzioni ante-
riori a Giustiniano.

Il diritto pretorio per le disposizioni
che abbiamo esposte avea mitigato il ri-
gore del dritto civile riguardo ai discen-
denti emancipati, o dati in adozione, ina
nulla era stato fatto in favore de' discen-
denti delle figliuole. Una costituzione de-
gì* imperatori Valentiniano, Teodosio, ed A re;» dio provvide agl'interessi di costoro. Siffatta costituzione decise , che quando una figliuola membro di una famiglia, e per conseguenza erede suo, fosse morta innanzi che la successione ab intentato si fosse apertici figliuolio nipoti di lei, quantunque secondo il diritto ci le fossero estranei alla famiglia materna, verrebbero in tale successione a rappresentare la loro madre, e prender la parte eh' e!ia medesima vi avrebbe presa, però con una certa diminuzione. Se essi venivano in concorso con altri eredi suoi, non poteano prendere che i due terzi della porzione materna; ma se, non v'essendo alcun altro erede suo.veuivanoad escludere gli agnati,ai quali secondo il diritto civile sarebbe appartenuta la successione,la costituzione voleva che costoro si ritenessero come per una specie di Falcidia il quarto dell' eredità.

Di tal fatta son le disposizionidella costituzione che troviamo nel codice di Teodosio (1), e di cui le Istituzioni ci danno la parafrasi nel 9 13 qui appresso.

chiamali al grado di eredi le costituzioni di Giustiniano,

Perle disposizioni del diritto pretorio, e delle costituzioni imperiali oia esposte il rigore del diritto civile trovavasi temperato.

Riguardo a'figliuoli emancipati in tutti i casi;

Riguardo a'figliuoli entrati per adozione in altra famiglia, solamente in certi casi, cioè se erano usciti dalla famiglia adottiva innanzi la morte del padre natura lei

Riguardo a'figliuoli, e discendenti delle figliuole, solamente in parte; perciocché doveano lasciare un terzo o un quarto della porzione della loro madre, se

condochè venivano all'eredità con altri eredi suoi, o solamente con agnati.

Giustiniano diè compimento a ciò che mancava a colali attenuazioni.

Egli non ebbe nulla ad aggiugnere riguardo a'figliuoli emancipali; per quelli dati in adozione , sappinmo che introdusse un novello sistema , secondo il quale l'adozione non fece più perdere i diritti di famiglia nella famiglia naturale;

In quanto a'discendenti delle figliuole, ei li restrinse sempre ai duo terzi della porzione della loro madre, se venivano in concorso con altri eredi suoi, ma dio loro l'intera eredità, se non vi restavano che soli agnati, di tal che essi esclusero in lutto gli agnati, come i veri eredi suoi avrebbe fatto.

Tali sono le disposizioni esposte nei paragrafi che seguono.

XIT. Sed ea omnia antiquitati quidem placuerun( , aliquam autem emendationem a nostra conslilutione acceperunt, quam Super his personis posuimus, quae a patribus suis naturalibus in adoptionem aliis dantur. Invenimus etenim nonnullos casus in quibus filii et naturalium parentum successionem propter adoptionem amittebant, et adoptione facile per emancipationem saluta , ad neutrius patris successionem vocabanlur. Hoc solilo more corrigentes conslitulionem scripsimus per quam definivimus quando parens naturalis filium suum adoptandum olii dederit, integra omnia jura ita servari , atque si in patris naturalis potestate permansisset, nec penilus adoptio fuisset subsecuta: nùi in hoc tantummodo coni , ut possit ab intestato ad patris adoptivi venire successionem. Testamento autem ab eo facto; ncque jure civili, neque praetorio ex hereditate «jus aliquid persequi potest ; neque cantra labulas honorum possessione agnita, neque inofficiosi querela instituta ; cum nec necessitai patri adoptiva imponatw vel heredem eum instituere, vel exheredatum facere, nipote nullo vinculo naturali copulalum , neque si ex Sabiniano senatus-coosulto ex tribus maribus fuerit adoptalus. Nam et in ejusmodi casu neque quarta ei servatur, neque ulta actio ad ejus persecutionem ei competit. Nostra autem conslilutione exceptus est is, quem parerli

(1) Cod. Theod. Uh. S, Ut. 4. const. 4. Crediamo cosa utile di qui trascriverne il testo:

> Si defunctus cujuscumque sexus aut numeri reliquerit filiot, et ex filia defuncta cujuscumque sexus aut numeri nepotes, ejus partii , quam defuncti filia superstes patri inter fratres suos fuisset habilura,duaspartes consequantur nepotes ex eadem filia, ttrtia pars fratribus , sororibusve ejus , quae defuncta est, id est filiis filiabusque ejus, de cvjus bonis agilur, avunculis scilicel, site materteris eorum , quorum commodo legem sancimus, accrescat. Quod si hic defunctus de cujus bonis loquimur , habebit ex filia nepotes , et praeterea filios non habebit, sed qui praeferri nepotibus possint, habebit agnato* , in quamiam

Falcidiam et in dodranlem nepotes jure succedant. Haec eadem, quae de avi materni bonis constiluimus, de aviae maternae , sive etiam palernae simili aequìlale sancimus: nisi forte avia elogia inurenda impiis nepotibus , justa semelis rationemonslraverit. iVon solum autem si intcstatus avus, aviave defecerit, haec de nepotibus quae sancimus jura servamus; sed elsi avus, vel avia, quibus hujusmodi nepotes erant, testali obierint, et pra terierint nepotes , aut exheredaverint eosdem et de injusto avorum testamento, et si quae filiae poterant , vel de re , vel de lite competer; actiones, nepotibus deferemus , secundum juslum noslrae legis modum, quae de parentum inotfiiio3i5 testamenti! compclunt filii* ».

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