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Lpis.119.4 AVAND COLLES

APR 29 1897
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CAPITOLO I.

L'aneddoto riferito comunemente a S. Girolamo

Gran parte degli scrittori che trattarono di Persio, in ispecie quelli poco propensi a riconoscergli qualche merito artistico, raccolsero una voce senza fondamento di vero, divulgata fin dal principio dell'età moderna, la voce che S. Girolamo, il più erudito fra i padri della Chiesa, o per altri S. Ambrogio, abbia gettato via i versi del satirico latino, disperando d' arrivare a comprenderlo. La cosa tuttavia ci viene narrata diversamente da chi si dà la briga di riferirla. Per il Lubinus l'espressione di sdegno con cui S. Ambrogio avrebbe accompagnato il suo atto, sarebbe: « Si non vis intellegi, non debes legi » (1); per il Vigenere, che l'affibbia a S. Girolamo, sarebbe invece diversa, Cadendogli in acconcio di riferirla per incidenza, ci sa dire che S. Girolamo, delle satire di Persio « ne pouvant assez bien comprendre à son gré les enigmes et obscurités, intellecturis ignibus ille dedit » (2). Il Quirini mostra di non conoscere che l' aneddoto quale è raccontato dal Vigenere (3). Nè diversamente dev'essere del Bayle, che pare lo tolga dal Traité des chifres del Vigenaire; ma con ogni probabilità l'avrà trovato riportato con inesattezza d'altri, poichè diversamente non si spiegherebbe l'errore nella

trascrizione del nome dell'autore e del titolo del libro (4). Dopo di lui il Laharpe distingue i due aneddoti, quali ci son forniti dal Lubinus e dal Vigenere, alterandoli tuttavia e tacendo il nome de' due padri. Un père le (Perse) jeta par terre en disant: Puisque tu ne veux pas être compris reste là. Un autre jeta ses satyres au feu, peut-être pour faire cette mauvaise pointe: Brulons les pour les rendre claires (5). Evidentemente è sbagliata l'interpretazione dell'intellecturis. Il Monti conviene quasi del tutto nell'espressione col Lubinus: Si non vis intellegi, non debes legi, e si stacca da lui nell'attribuire l'atto d' iracondia a S. Girolamo, il quale non avrebbe gittato a terra le satire di Persio, ma le avrebbe date al fuoco (6). Accoglie l'aneddoto con diffidenza e adduce qualche ragione per mostrarne la falsità. « Raccontasi, dice, che S. Girolamo, disperato di poter intendere Persio, lo gettasse alle fiamme, dicendo : Si non vis intellegi, non debes legi ; e si osserva d'altra parte ch'egli usurpa frequentemente le maniere di Persio. Nella sua epistola a Rustico Monaco, leggesi inserito di pianta il passo che stiamo annotando: Si subito respexeris, aut ciconiarum deprehendes post te colla curvari, aut manus auriculas agitari asini, aut aestuantis canis protendi linguam. L'intendeva egli dunque, e non solo intendevalo, ma il copiava. Si ponga perciò quest' aneddoto accanto all'altro che narrasi a spese del santo, ch'egli cioè venisse bastonato dal diavolo, perchè troppo studiava le eleganze ciceroniane, quando Erasmo è d' avviso che quella battitura dovesse aver luogo per colpa tutta contraria » (). Qui il Monti non reca che un solo fra i molti passi delle

lettere di S. Girolamo, letto forse nel commento del Prateus (8), che rivelando reminiscenze di Persio danno autorità a rigettare come falso l'aneddoto attribuitogli. Ma non è improbabile che non conoscesse le lettere, se cade nella inesattezza di riferire al diavolo le battiture che il padre della Chiesa (non già altri per lui) lascia capire d'aver ricevuto da un angelo (9), e se si attribuisce ad Erasmo un giudizio, che contrasta col concetto elevato ch'egli nutre per il santo, anche dove ne combatte le opinioni (10), e che egli rigetta nell'età matura, anche se vi si è lasciato andare per ischerzo nella giovinezza (11). Dopo il Monti, la vecchia storiella ricomparisce nel Passow, il quale, accennato alterandolo al famoso Si non vis intelligi, nec ego volo te intelligere, senza però dirci a chi appartenga, ci ripete quanto si trova nel Vigenere, appoggiandosi alla sua autorità. Ma in lui pure sorge il dubbio (dubbio de. rivatogli dalla lettura della Censura celebriorum auctorum del Pope-Blount) sulla verità dell’aneddoto, che ripugna al giudizio di S. Girolamo su Persio (12). Lo Schöll non esita ad accettarlo, contento come pare di incontrare giudizi che s'accordino perfettamente col suo, uguale in tutto all' altro da lui citato del Barlaeus:

Martia sub crudo tremeret cum Roma Nerone,
Incoepit crudo Persius ore loqui (13).

Anche il König si associa senza difficoltà a coloro che prestano fede all'aneddoto (14). Con la medesima facilità lo accoglie il Nisard ; e può far meraviglia che un critico di tanto grido in Francia ai suoi tempi, dia retta a un

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aneddoto così lontano dal vero (19). Il Cantù non minor riguardo al giovane poeta di altri critici moderni e chiude con evidente disprezzo le sue osservazioni dicendo: «Noi.... ci accordiamo volentieri con S. Girolamo che li (esametri) gittò al fuoco perchè la vampa ne illuminasse il buio, e con S. Ambrogio che diceva di non meritare di esser letto chi non voleva farsi capire (15) ». Per il Kunzendorf non è impossibile che sia falso quanto si narra di S. Girolamo : e di S. Girolamo, .non di S. Ambrogio, come si ha nel Lubinus, egli lesse che in atto di sdegno gittasse da un canto Persio con le parole: Si non vis intelligi, non debes legi. Il racconto, quantunque possa esser falso, osserva egli acutamente, fa fede delle difficoltà che s'incontrarono in ogni tempo nella lettura di Persio (16). Al racconto medesimo si attiene anche il Semisch, che lo accetta senza restrizione e lo dà tale quale lo incontriamo nel Kunzendorf (17). Per il Papa non è invece da accettarsi, e le ragioni risiedono nelle lettere del padre della Chiesa, da cui apparisce troppo evidente la profonda conoscenza e l'imitazione del poeta latino, perchè si ammetta la verità d'un simile racconto (18). Il Neissner lo ripete nella sostanza (ed un pochino anche nella forma) seguendo il Kunzendorf, ma come il Kunzendorf non va a rilento nel prestargli fede, nè muove anzi il minimo dubbio sulla sua autenticità (20).

Da chi il Lubinus abbia attinto la sua notizia su S. Ambrogio, e il Vigenere su S. Girolamo non è agevole congetturare; e, qualora si potesse anche stabilire qualcosa di certo, non si giungerebbe per questa via a

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