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ALLO STUDIO

DEL DIGESTO GIUSTINIANEO

REGOLE E NOTIZIE PER L'USO DELLE PANDETTE

NELLA SCIENZA E NELLA PRATICA

VITA ED OPERE DEI GIURISTI ROMANI

PER

JOHN ROBY

TRADUZIONE DALL'INGLESE

DI GIOVANNI PACCHIONI

CON PREFAZIONE

DI PIETRO COGLIOLO

FIRENZE

EUGENIO E FILIPPO CAMMELLI

Editori-Librai – Piazza della Signoria

1886

PROPRIETÀ LETTERARIA

JAN 31 1935

Prato, Tip. Giachetti, Figlio e C.

PREFAZIONE

Chiamo l'attenzione dei cultori del diritto romano sopra lo studio crescente che comincia a farsene in Inghilterra, imperocchè in questi ultimi anni i lavori su tal diritto vi sono diventati frequenti e importanti. Fino ad ora, solo la Germania sembrava che facesse ricerche degne di considerazione; e ancora oggi lo scienziato che passa i confini della patria per trovare la verità non si posa, per ciò che concerne il giure dei Romani, che sui libri tedeschi. Giudicherà il tempo futuro il grande posto che in questo secolo ha avuto la scienza germanica in questa nostra disciplina; e giudicherà pure se all'epoca splendida della scuola storica non sia succeduto anche colà un po' di formale scolastica e un po' di impaludamento nella fresca vivacità dei concetti; ma quello che deve interessare noi nel presente è questo nuovo e già grande amore per il diritto romano nell'Inghilterra, dove esso diritto non ha quella tradizionale forza e pratica importanza, che gli riconoscono le altre nazioni dell'Europa. E maggiormente dobbiamo tener conto degli studii inglesi, quando si pensi che si tratta di un popolo forte d'ingegno e ricco nelle altre scienze, il quale ha avuto sempre il primato in tutte quelle discipline alle quali si è particolarmente dato, come è nell'economia politica, nella sociologia, e nella logica. Oggi l'Inghilterra incomincia a studiare profondamente il diritto romano: non sarebbe da stupire se dopo non molto tempo la si vedesse avere in cið l'importanza che ebbe fino ad ora la Germania. Molte particolari condizioni fanno prevedere questo che ho detto, ma è interessante accennare ad una di esse, al fatto cioè che nello studiare il diritto romano le menti inglesi si accingono con un corredo immenso di notizie nelle scienze affini, e nello stesso tempo con una verginità e indipendenza di pensiero che farà loro trovare nelle fonti ciò che la tradizione secolare della scuola impedisce a noi persino di ricercare. Il diritto romano è per loro qualche cosa di diverso da quello che è per noi: per noi è un diritto ancor vivente nella coscienza nostra: per loro è un libro classico come quelli di Omero o di Virgilio; e questo divario di positura scientifica non può non avere una certa influenza, della quale però non si possono prevedere gli effetti. E intanto vi è un fatto che colpisce nelle recenti opere inglesi, voglio dire il metodo di studiare con poca (e inutile) erudizione bibliografica, ma con molta acutezza le fonti prese dalle migliori edizioni di Gaio, del Digesto e delle iscrizioni latine. In genere, un popolo che si pone a studiare una scienza nella quale altri sono già maestri, non fa da prima che riassumere e ripetere le opere di costoro: invece gli Inglesi si sono posti a ricercare direttamente, e ciò accenna alla loro incosciente tendenza di fare del proprio e non ruminare l'altrui. Noi Italiani abbiamo fatto diversamente: per

molti anni ci siamo accontentati di imparare e tradurre gli studii tedeschi, ed è da poco tempo che incominciamo a

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